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«La lotta alla mafia dev'essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.»
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Paolo Borsellino
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Ho accolto l'appello intelligente di d4rkcoloud. Per non dimenticare, per essere uniti, per l'Italia.
Dense colonne di fumo acre si levano da Beirut. Scene che richiamano lontani orrori, che mi sfondano l'anima... I posti li riconosco, per lo meno alcuni, li ho vissuti. Certo, ho trascorso solo 20 giorni della mia vita in Libano e per motivi di sutdio. Eppure continuo a non volerci credere. Ho appena saputo che gli Israeliani hanno colpito il quartiere di Ashrafiyeh, proprio nel cuore cristiano della città... Non riesco proprio ad immaginarmelo.
I campi di addestramento dei guerriglieri Hezbollah me li ricordo bene nella Valle della Beqa. Al tempo, parlo del 2004, nessuno si capacitava di come l'apparente laicissimo Libano non avesse risolto il problema degli estremisti sciiti nel sud del Paese...
Sia un caso che ritiratesi completamente le truppe siriane dalla regione, gli Hezbollah rialzino la testa e ricomincino l'eterna lotta contro Israele?
Ripubblico un vecchio post.
La televisione
"... la televisione è un medium di massa, e come tale non può che mercificarci e alienarci [...] non posso dire tutto quello che voglio. No, non potrei perché sarei accusato di vilipendio, uno dei tanti vilipendi del codice fascista italiano. Quindi in realtà non posso dire tutto. E poi, a parte questo, oggettivamente, di fronte all'ingenuità o alla sprovvedutezza di certi ascoltatori, io stesso non vorrei dire certe cose. Quindi io mi autocensuro. Comunque, a parte questo, è proprio il medium di massa in sé: nel momento in cui qualcuno ci ascolta dal video, ha verso di noi un rapporto da inferiore a superiore, che è un rapporto spaventosamente antidemocratico. In genere le parole che cadono dal video, cadono sempre dall'alto, anche le più democratiche, anche le più vere, le più sincere. "
Pier Paolo Pasolini
Nel 1975, con estremo coraggio, Pier Paolo Pasolini definì i politici democristiani espressione di un "nulla ideologico mafioso", colpevoli di aver gettato il Paese in rovina. Dice Pasolini:" [...] l'Italia di oggi è distrutta esattamente come l'Italia del 1945. Anzi, certamente la distruzione è ancora più grave, perchè ci troviamo tra macerie di valori: valori umanistici e, quel che più importa, popolari."
Oggi mi è arrivata un lettera, il mittente è l'on. Silvio Berlusconi; mi invita a votare SI' all'ormai imminente referendum in nome del progresso del nostro '"meraviglioso Paese" (cito direttamente dalla fonte) così da renderlo "più moderno e a mantenerlo libero e democratico".
Nemmeno troppo tra le righe colgo il monito pasoliniano; ecco l'ennesima manifestazione del nulla ideologico mafioso che permea le forze politiche eredi del Pentapartito primarepubblicano.
Per legittimare la propria esistenza i partiti nati nella prima metà degli anni novanta dalle ceneri di quanto di peggio c'era in Italia, si fanno promotori di concetti falso progressisti; si fingono riformisti accusando di immobilismo e statalismo proprio quelle forze che riformiste lo sono per tradizione, contrabbandano lo sviluppo per progresso.
Si mascherano (come già fecero illo tempore, con mezzi diversi e di sicuro meno espliciti, la DC prima ed il PSI Craxiano poi) da forze traghettatrici del Paese verso la modernità (attraverso, a titolo di esempio, speculazioni edilizie e scempi ambientali mascherati da "grandi opere") e promotrici di riforme indispensabili per la salvezza dello Stato non solo per confondere il politicamente immaturo elettorato italiano, ma per perseguire gli interessi personali dei propri quadri e di una parte dei propri affiliati.
E così il 25 ed il 26 giugno avrà atto l'ultimo grande inganno ordito dalla Casa delle Libertà; l'importanza del referendum è a mio avviso paragonabile a quello che nel 1946 sancì la vittora della Repubblica sulla Monarchia.
Qualora il NO trionfasse, avremo la possibilità non solo di dare un'altra spallata a Berlusconi ed alleati, ma di liberarci da quel meschino e pericolosissimo "nulla ideologico mafioso" che da decenni strangola l'Italia.
Nel 1975, con estremo coraggio, Pier Paolo Pasolini definì i politici democristiani espressione di un "nulla ideologico mafioso", colpevoli di aver gettato il Paese in rovina. Dice Pasolini:" [...] l'Italia di oggi è distrutta esattamente come l'Italia del 1945. Anzi, certamente la distruzione è ancora più grave, perchè ci troviamo tra macerie di valori: valori umanistici e, quel che più importa, popolari."
Oggi mi è arrivata un lettera, il mittente è l'on. Silvio Berlusconi; mi invita a votare SI' all'ormai imminente referendum in nome del progresso del nostro '"meraviglioso Paese" (cito direttamente dalla fonte) così da renderlo "più moderno e a mantenerlo libero e democratico".
Nemmeno troppo tra le righe colgo il monito pasoliniano; ecco l'ennesima manifestazione del nulla ideologico mafioso che permea le forze politiche eredi del Pentapartito primarepubblicano.
Per legittimare la propria esistenza i partiti nati nella prima metà degli anni novanta dalle ceneri di quanto di peggio c'era in Italia, si fanno promotori di concetti falso progressisti; si fingono riformisti accusando di immobilismo e statalismo proprio quelle forze che riformiste lo sono per tradizione, contrabbandano lo sviluppo per progresso.
Si mascherano (come già fecero illo tempore, con mezzi diversi e di sicuro meno espliciti, la DC prima ed il PSI Craxiano poi) da forze traghettatrici del Paese verso la modernità (attraverso, a titolo di esempio, speculazioni edilizie e scempi ambientali mascherati da "grandi opere") e promotrici di riforme indispensabili per la salvezza dello Stato non solo per confondere il politicamente immaturo elettorato italiano, ma per perseguire gli interessi personali dei propri quadri e di una parte dei propri affiliati.
E così il 25 ed il 26 giugno avrà atto l'ultimo grande inganno ordito dalla Casa delle Libertà; l'importanza del referendum è a mio avviso paragonabile a quello che nel 1946 sancì la vittora della Repubblica sulla Monarchia.
Qualora il NO trionfasse, avremo la possibilità non solo di dare un'altra spallata a Berlusconi ed alleati, ma di liberarci da quel meschino e pericolosissimo "nulla ideologico mafioso" che da decenni strangola l'Italia.
ITALIANI BRAVA GENTE?
Per chi avesse voglia di un po' di sana verità storica è da tempo uscito un' opera illuminante sui crimini di guerra nostrani in Croazia e Slovenia durante il Secondo Conflitto Mondiale.
Alessandra Kersevam - "UN CAMPO DI CONCENTRAMENTO FASCISTA. GONARS 1942-1943." Edizioni KAPPA VU - Udine 2003
Consiglio inoltre una visita al sito www.gonarsmemorial.org
ANTIFASCISMO
Ho trovato alcune partiture manoscritte per violino.
La carta è vecchia, sgualcita; un foglio persino rosicchiato dai topi.
Gino, l'autore degli spartiti, fil ratello di mio nonno, è morto da 62 anni ed ora si trova sepolto da qualche parte, nei boschi intorno Dachau. Violinista,socialista ed alpino venne spedito in Russia nel 1941. Riuscì a scampare alla guerra, alla fame, all 'inverno russo ed ai rastrellamenti. Tornò a casa, tra le colline del Friuli, e partì nuovamente per la Provenza, a sostenere la causa dei partigiani francesi contro il nazifascismo.
Venne arrestato nei pressi di Marsiglia dalla Gestapo internato a Dachau come prigioniero politico e lì ammazzato .
Rigiro fra le mani la mia tessera ANPI, penso a lui, a mio nonno, ai loro compagni... e contemporaneamente a chi attualmente, nel nome del revisionismo storico, spera di ribaltare la Storia a proprio favore e di equiparare le vittime ai carnefici.
Del resto risale solo a poco tempo fa la proprosta di Alleanza Nazionale di equiparare Partigiani e Repubblichini di Salò e di dare a questi ultimi una pensione da veterani...
Non amo le polemiche eppure, navigando in rete, mi sono imbattuto di recente (in particolare dopo le elezioni politiche) in pagine Web e blog di gente di centrodestra unicamente incentrati sull'insulto degli avversari politici, carichi di odio, frustrazione, e - ahimè - tanta tanta ignoranza.
Uno in particolare mi ha colpito, non solo per la violenza dei toni (ben aldilà della satira), ma per i contenuti che denotavano una totale mancanza di maturità politica e sociale.
Sapere che c'è gente che ignora cosa sia stata la Loggia P2, le stragi di Stato, i servizi segreti italiani deviati, la Mafia e tutto ciò che riguarda la storia patria degli ultimi 40 anni mi rattrista e mi preoccupa.
Una democrazia dilaniata.
"CHILE, SOCIALISMO E LOTTA DI CLASSE" è un tomo antico, pubblicato nell'ottobre del 1973. Data emozionante se ci si fa caso,appena ad un mese da quel famoso 11 settembre '73 che inaugurava l'Apocalisse Chilena.
Francamente non so quanti - vista l’incredibile coincidenza di data col disastro newyorkese - abbiano memoria di cosa si scatenò contro il Palazzo presidenziale di Santiago, la Moneda, quel giorno.
E' molto più di una cronaca in tempo reale.
Lo sfoglio, noto che con precisione metodica sono registrati tutti i dati dello sfruttamento imperialista subito dal Chile da oltre cinquecento anni.
Dati che fanno rabbrividire; prima gli Inglesi, poi gli Statiunitensi si azzuffavano per arraffare le risorse di cui il Chile è ricco; miniere di rame in particolare.
Col beneplacito dei precedenti governi, tutti di area democristiana per intenderci, il minerale o veniva direttamente o estratto da multinazionali nordamericane o venduto alle stesse (partners di scambio privilegiatissime) alla metà del prezzo sancito dal mercato mondiale.
Con le elezioni del 1970 le cose parvero prendere un'altra piega. Unidad Popolar, la coalizione di Allende, si premurò di nazionalizzare sia le miniere sia le imprese di estrazione, riuscendo ad estromettere dal mercato metallifero chileno le compagnie USA.
Com'eè ovvio il tentativo democratico di controllo del 'libero' mercato fu stroncato. La stessa Casa Bianca se ne occupò, organizzando e foraggiando i futuri generali golpisti.
Il "governo" Pinochet richiamò le multinazionali del metallo in Chile, assicurò le grandi lobbies americane riportando il prezzo del rame a quello dell'epoca pre-allendiana.
E che altro c'è da aggiungere?

Il cantiere mi assorbe. A mala pena il tempo di fuggire a casa.Tempo appunto che non c'è mai.Mi inoltro in un vecchio tomo, data di pubblicazione 1973. CHILE, SOCIALISMO, LOTTA DI CLASSE, GOLPISMO. Cronaca di un altro tragico 11 settembre quasi dimenticato.Stampato quando le ceneri della Moneda fumavano ancora, racconta di un altro tentativo targato USA di "esportare" democrazia.
C'è tanto orrore dentro da rivoltarmi l'anima.